Chiara Ferragni alla Galleria degli Uffizi: provocazione o marketing?

Chiara Ferragni alla Galleria degli Uffizi: provocazione o strategia di marketing?

di Domiziana Desantis

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La nota influencer Chiara Ferragni alla Galleria degli Uffizi ha posato per Vogue Hong Kong . Per il museo di Firenze è stata un’occasione per puntare su una promozione diversa dal solito. La polemica, però, è sempre dietro l’angolo – anche e soprattutto durante l’emergenza sanitaria provocata dal Covid.

Questi tempi bui ci hanno costretto a rivalutare le nostre priorità: dall’altro, però, ci ha spinti a chiederci se un nuovo modo di comunicare, di fare economia, ringiovanire il mercato è possibile.

La crisi sanitaria ha messo in ginocchio l’economia italiana, tutta incentrata su turismo e alimentazione. Viaggiare era impossibile, così come lo era cenare fuori con gli amici: di conseguenza, si è registrato un fallimento preoccupante nel settore del turismo e in quello dell’enogastronomia.

In particolare, l’Italia ha registrato un calo di 31 milioni di turisti stranieri e 1 museo su 8 è oggettivamente a rischio chiusura. Dati preoccupanti alla mano, bisogna correre ai ripari e trovare una soluzione che sia immediata, efficace e con una buona risonanza mediatica.

La Galleria degli Uffizi di Firenze arriva lì dove, forse, nessuna istituzione culturale ha mai osato spingersi: fare Instagram marketing contattando una influencer per promuovere la cultura.

Un’operazione di co-marketing studiata ad arte

Raggiungere un bacino di utenza più ampio e puntare sui più giovani: è questa la ragione principale che ha spinto la Galleria degli Uffizi a contattare la regina di Instagram, Chiara Ferragni, per proporle un’operazione di co-marketing molto interessante – e altrettanto controversa.

Inutile dire che una mossa di questo tipo ha spaccato in due l’opinione pubblica, divisa tra i sostenitori di Chiara Ferragni e i suoi detrattori a ogni costo (tra cui alcuni esponenti della cultura italiana).

Chiara Ferragni davanti alla Nascita di Venere: il post “incriminato”

Il pomo della discordia è stato un post condiviso dalla Galleria degli Uffizi. Si tratta di una foto di Chiara Ferragni davanti alla “Nascita di Venere” di Sandro Botticelli. I Social Media Manager del museo definiscono la nota influencer italiana “divinità contemporanea nell’era dei social”, quasi come a voler creare un parallelismo con Simonetta Vespucci, la nobildonna genovese musa ispiratrice di Botticelli (nonché ispirazione proprio per la Nascita di Venere).

Come spesso accade in questi casi, quando si prova a unire cultura e mondanità è un po’ come mescolare sacro e profano, una sorta di blasfemia. Da un lato, infatti, i fan di Chiara Ferragni hanno commentato l’evento con entusiasmo, soprattutto sotto al suo post; dall’altro lato, sul profilo del museo, si è scatenata una vera e propria guerra al vetriolo, con invettive indirizzate tanto all’influencer quanto al museo, accusato di aver svenduto l’arte per qualche “like” in più.

Il direttore della Galleria degli Uffizi, però, non ha tardato a farsi sentire:

Le nostre collezioni appartengono soprattutto alle giovani generazioni. Se i giovani non stabiliscono oggi una relazione col patrimonio culturale, è improbabile che in futuro, quando saranno loro i nuovi amministratori, vorranno investire in cultura.

Un’operazione di marketing vincente

Polemiche a parte, l’operazione di co-marketing ha funzionato: il post sul profilo di Chiara Ferragni ha raggiunto i 610 mila like, quello sul profilo della Galleria degli Uffizi è arrivato a 40 mila e le visite sono aumentate in poco tempo di quasi il 30% (ed erano quasi tutti giovanissimi). L’esperimento, dunque, è riuscito ed è la dimostrazione che un’operazione di marketing diversa dal solito non solo è possibile, ma è anche caldamente consigliabile.

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Domiziana Desantis

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