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Facebook: facile da odiare, difficile da abbandonare

di Mirko Cuneo

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Prima dell’emergenza sanitaria, molta gente ancora non aveva neppure un profilo su Facebook. La gente utilizzava i social media in modo sporadico, spesso per combattere la noia in fila al supermercato o alla fermata del tram. Da quando, però, è esplosa la pandemia del COVID-19, i numeri degli utenti sul social network di Zuckerberg sono cresciuti esponenzialmente.

La permanenza costante online rende questo il luogo virtuale in cui le aziende possono fare Facebook advertising e ampliare il proprio bacino di utenti e clienti. Infatti, nonostante diverse contraddizioni, complessità, mosse discutibili da parte del social media, gli utenti faticano ad allontanarsene, non riescono a farne a meno.

Gli utenti restano su Facebook grazie ai gruppi

Secondo una stima effettuata da Facebook in persona, durante il lockdown tantissime persone hanno utilizzato i gruppi, probabilmente per farsi compagnia o per scambiarsi opinioni. In qualche modo, Facebook aveva sostituito le piazze dei paesi, il bar sotto casa, i luoghi di incontro e scambio tra le persone.

Negli ultimi mesi, tuttavia, c’è stato un preoccupante aumento di abbandoni della piattaforma: la maggior parte degli utenti che hanno deciso di andare via, ha criticato Facebook per lo scarso impegno profuso nella lotta alle fake news e ai messaggi contenenti odio e violenza. Più di tutto, però, molti non riescono ad accettare che Facebook non abbia mai preso una posizione netta contro la cattiva informazione dei post di Donald Trump e dei suoi sostenitori.

È dai tempi dello scandalo di Cambridge Analytica, comunque, che Facebook ha visto il terreno sgretolarsi sotto i suoi stessi piedi e ha cominciato a perdere una grossa fetta di utenti, anche i più fedeli e affezionati alla piattaforma.

Critica alle scelte “politiche” di Facebook

La gente si lamenta, ma non riesce ad abbandonare la piattaforma. Come mai? Secondo alcuni, la ragione sono proprio i gruppi: all’interno dei gruppi si costruisce una comunità di persone con interessi comuni, è possibile scambiarsi opinioni, informazioni, notizie, consigli. I gruppi hanno sostituito in tutto e per tutto i luoghi di incontro quotidiani e in questo senso hanno trasformato il modo con cui le persone solitamente interagiscono tra loro.

Allo stesso tempo, però, la gente si è accorta del cambiamento delle policy di Facebook e teme ci possano essere ripercussioni sulla loro libertà di parola. L’impressione generale, infatti, è che Facebook censuri la gente senza un reale motivo. Per molti la colpa è proprio del suo proprietario, Mark Zuckerberg, per molti visto come una persona discutibile, con opinioni e scelte quasi mai condivisibili.

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Mirko Cuneo

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