Retail post Covid-19: molti negozi sono ancora chiusi per colpa della crisi

Retail post Covid-19: molti negozi sono ancora chiusi per colpa della crisi

di Patrizia Motta

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La diffusione del virus ha colpito duramente il settore retail del nostro Paese.

A tal proposito, Engel & Völkers ha recentemente analizzato 6.600 esercenti italiani, tra il 16 e il 18 giugno 2020.

L’indagine ha svelato che un negozio su tre non ha ancora riaperto, nonostante il periodo del lockdown sia (speriamo per sempre) terminato.

Il 14% degli intervistati infatti, ha dichiarato di aver chiuso definitivamente la propria attività; un altro 14% non è riuscito a riaprire per via dei costi troppo alti.

Il 49% degli esercenti ha invece riaperto con personale ridotto; il restante 29% è tornato a pieno regime, senza grandi impedimenti.

Sicuramente per tutti c’è una grande variabile che aleggia nell’aria, ovvero come acquisire nuovi clienti.

Le previsioni riguardanti i negozi al dettaglio non lasciano ben sperare. Il 29% degli intervistati prevede un calo del fatturato pari al 40%; il 43% del 20% e, solo il 14% dei retailers, parla di trend positivi per il futuro.

“L’emergenza sanitaria ha impattato negativamente sulla fisicità delle attività commerciali” – dichiara Gianluca Sinisi, licence partner di Engel & Völkers Commercial Milano e Lombardia.

Il 72% degli intervistati cercherà location più piccole, meno costose, integrando le vendite online con e-commerce.

Il 16% è convinto che, per poter funzionare, l’attività fisica dovrà necessariamente affiancarsi a quella online. Il restante 12% non effettuerà alcun tipo di modifica alla propria attività”.

La maggior parte dei retailers spera inoltre in una riduzione (o slittamento) del canone di locazione. Costi più sostenibili, maggiore flessibilità della durata contrattuale e più libertà di uscire dal contratto, sono le richieste più “gettonate” dai commercianti.

“I negozianti cercano nuovi accordi con i locatari, con soluzioni innovative e adeguate alla situazione che stiamo vivendo“.

La compartecipazione agli utili nella quantificazione del canone è per esempio un’opzione intelligente” – Commenta l’avvocato Valeria Spagnoletti Zeuli, partner di Rödl & Partner.

Una buona parte degli intervistati (il 70%) si dichiara favorevole a tale soluzione; il 29% preferirebbe una compartecipazione con la parte preponderante in percentuale sul fatturato.

Il 43% degli intervistati vorrebbe la parte preponderante del canone fissa, con una quota residuale in percentuale sul fatturato. Il restante 28% si dichiara non interessato a nessuna delle precedenti opzioni.

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Patrizia Motta

Patrizia Motta - Ho una passione per la scrittura e nel tempo libero pratico la danza del ventre.