FaceApp e Privacy, l’app per invecchiare le foto è rischiosa?

In questi giorni non si sente parlare d’altro. Centinaia di fotografie di volti invecchiati spopolano sulle piattaforme social.

Ma riguardo a FaceApp e Privacy, quali sono i pericoli reali?

FaceApp è un’applicazione nata nel 2017, con sede a San Pietroburgo in Russia, che consente di modificare il volto tramite filtri fotografici: più giovane, più vecchio, capelli biondi, bruni, ecc.

I risultati possono essere condivisi online, su Twitter, Facebook e altri siti di social media.

FaceApp utilizza l’intelligenza artificiale per creare “trasformazioni del volto neurale” ed è tornata recentemente in auge, dopo due anni di silenzio, creando un vero e proprio effetto virale sul web.

Anche le celebrità sono state travolte dal trend: Carrie Underwood, i Jonas Brothers e l’attore / rapper Ludacris hanno provato FaceApp, condividendo i propri volti invecchiati su Instagram.

Alcuni esperti in materia di privacy e sicurezza consigliano agli utenti di prestare massima attenzione, poiché FaceApp potrebbe appropriarsi illecitamente dei dati personali.

Per utilizzare l’app è infatti necessario concedere l’accesso alle foto e al proprio account Facebook; i Termini di servizio e le notifiche sulla privacy di FaceApp non spiegano però quali siano i dati effettivamente rilevati.

L’avvocato più famoso della Silicon Valley, Elizabeth Potts Weinstein, dichiara la propria preoccupazione riguardo l’utilizzo di FaceApp. Accedervi potrebbe conferire alla società “la licenza per usare foto, nome e somiglianza per qualsiasi scopo, compresi quelli commerciali”.

Dovremmo preoccuparci?

Sì, dicono gli esperti cyber, poiché la questione non è per nulla chiara.

“L’applicazione appare inizialmente privata. Tuttavia, i termini di servizio di FaceApp sollevano diverse preoccupazioni in merito alla privacy” dichiara Gary Davis, capo della sicurezza dei consumatori per McAfee a Santa Clara, in California.

La maggior parte degli utenti non legge questi avvisi, afferma Jason Hill, ricercatore capo della cibersicurezza presso CyberInt Technologies, una società di sicurezza con sede a Tel Aviv, in Israele.

“Gli utenti devono prestare massima attenzione quando consentono a un’app di accedere alle proprie informazioni personali, sia che si tratti di profili social media, foto o contatti”.

Al momento, comunque, non esistono prove concrete che accertino la pericolosità dell’app.


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