Mentoring: significato e perché è utile per gli imprenditori

di Mirko Cuneo

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Cultura aziendale, training on the job e motivazione sono valori estremamente a rischio nel momento storico attuale, per cui risulta sempre più urgente parlare di mentoring.

Per farti entrare immediatamente nell’argomento, soffermiamoci un attimo sul significato di mentoring. Nell’Odissea, Ulisse sceglie l’amico Mentore per educare e guidare il figlio Telemaco. Dunque, durante la sua assenza dovuta alla guerra di Troia, il ragazzo può contare sulla madre, Penelope, ma anche su un consigliere esterno, colto ed esperto. 

So già che ti starai chiedendo cosa ha a che fare un racconto epico con la crescita aziendale. Eppure, il mentoring è un concetto basilare per rafforzare il legame tra azienda e dipendenti, aumentare la motivazione delle nuove risorse e radicare la cultura del brand

In pratica, si tratta di un percorso di affiancamento, in cui ai dipendenti viene associata una figura manageriale esperta e in grado di trasmettere non solo la sua expertise, ma anche quelli che sono i valori e la mission dell’organizzazione.

Ti assicuro che ogni persona ha bisogno di un punto di riferimento, un mentore con cui confrontarsi e che riesca ad aumentare la sua motivazione. Se anche tu desideri avere dei consigli per gestire al meglio la tua organizzazione, contattami. Sono qui per condividere con te la mia esperienza da imprenditore e aiutarti ad avere un business solido e forte.

Cos’è il mentoring?

La definizione di mentoring più esatta risale all’Ottocento, quando nell’Oxford English Dictionary viene inserito il termine mentor per indicare un “consigliere saggio e fidato che aiuta una persona con poca esperienza”, il mentee. Dunque, il mentoring è un percorso formativo di crescita personale e professionale, in cui una persona più preparata trasmette le proprie conoscenze e la propria esperienza a un’altra persona.

All’interno delle aziende, questo rapporto si va a creare tra persone che occupano livelli diversi nella scala gerarchica. Un manager, o una persona di grado più elevato, trasmette alcune competenze a un subalterno affinché quest’ultimo gestisca meglio le proprie mansioni ma, soprattutto, sviluppi un maggior engagement nei confronti dell’organizzazione.  

Si tratta di un percorso estremamente valido che nessun imprenditore dovrebbe sottovalutare. Non pensare, infatti, che si limiti alla formazione di una nuova risorsa o alla semplice acquisizione di competenze tecniche. E’ vero che le organizzazioni solide hanno bisogno di contare su persone preparate e competenti. Tuttavia, ci sono altre caratteristiche imprescindibili affinché un dipendente possa essere considerato una vera e propria risorsa: motivazione, possibilità di crescita, rispetto di tutte le risorse, legame con l’azienda e con gli altri dipendenti, condivisione di valori e obiettivi. E questo le aziende emotivamente intelligenti lo sanno bene.    

A cosa serve in azienda? 

Negli ultimi anni, il legame con le organizzazioni sta diventando sempre più labile. Le dimissioni sono all’ordine del giorno e i giovani sono sempre meno legati all’ambiente lavorativo e all’azienda in cui si trovano. Chiaramente, la pandemia e la diffusione dello smart working hanno accentuato questo processo, connesso comunque a una società sempre più fluida e in cambiamento.

Ma è ovvio che la mancanza di cultura aziendale e il continuo turnover di risorse umane  possono solo andare a discapito dell’azienda perché comportano spese e hanno un impatto negativo sull’immagine aziendale. 

E qui entra in gioco il mentoring.

Nel rapporto tra mentor e mentee si costruisce il futuro del tuo business. Proprio tra queste due figure, infatti, avviene uno scambio sostanziale di conoscenze e valori che diventa la base per la stabilità di un’azienda.

Quando il mentor trasmette informazioni e know how va a formare la nuova risorsa, preparandola in maniera pratica a quelli che saranno i suoi compiti. Il percorso di mentoring prevede anche il rafforzamento delle soft skills, in modo che ogni persona possa fornire un apporto unico e individuale. Dunque, si parla proprio di valorizzazione delle risorse a vantaggio dell’azienda. 

Ma qual è il motivo per cui un imprenditore dovrebbe investire nel mentoring?

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Un programma di mentoring contribuisce ad avere risorse realmente skillate a livello professionale. E, in più, rende solido il legame del dipendente con l’azienda, riducendo il rischio di dimissioni.

Qual è il ruolo del mentore? 

Come ti ho anticipato, il rapporto di mentoring presuppone il coinvolgimento di due persone:

  • il mentor: un individuo esperto e capace, che ha una conoscenza specifica rispetto a un ruolo o a un determinato argomento;
  • il mentee: la figura che il mentor deve formare e a cui deve trasferire le proprie conoscenze. Può coincidere con l’allievo.

In questa relazione, il mentor diventa una sorta di guida per il mentee. Il suo ruolo si articola in diversi ambiti, personale e professionale, in cui traghetta l’allievo verso un’evoluzione sostanziale.

Ciò che caratterizza il mentoring sono i presupposti sui quali si fonda: apertura, empatia, rispetto. Nonostante si tratti di un rapporto tra due figure poste in diversi livelli della scala gerarchica, infatti, non si può prescindere da valori umani come il dialogo e il rispetto.  

In ambito professionale, il mentore forma le nuove risorse o le persone che sono meno competenti in alcuni ambiti. Trasferisce conoscenze riguardo all’azienda e insegna il modo di lavorare, in una sorta di apprendimento permanente in cui si attua una evoluzione per entrambe le figure coinvolte.

Uno degli obiettivi più interessanti che si possano raggiungere con il mentoring è lo sviluppo della capacità di problem solving. Ossia, il mentee impara a gestire le situazioni in maniera più valida, unendo skill personali alla conoscenza delle politiche aziendali.

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I vantaggi di un programma di mentoring aziendale 

Ogni azienda avrebbe bisogno di un programma di mentoring aziendale, soprattutto con la diffusione dello smart working e di forme di lavoro ibride. Lavorare in casa, infatti, se da un lato risulta vantaggioso, può diventare alienante e amplificare la disparità di competenza tra le risorse.

Grazie al mentoring è possibile conciliare le diverse personalità che compongono i team, riducendo le distanze generazionali e il digital gap. Tra i vantaggi del mentoring, quindi, bisogna aggiungere che si vanno a implementare le competenze dei dipendenti, allineandoli agli standard prefissati dall’azienda.

Una seria minaccia per le aziende, attualmente, è costituita dalle dimissioni volontarie dei dipendenti. Questo fenomeno, definito anche “great resignation”, è diventato massiccio ed è dovuto a cause diverse. Perlopiù, le nuove generazioni hanno perso l’attaccamento al posto di lavoro e all’azienda. Il mentoring aziendale è uno dei sistemi più efficaci per aumentare il brand engagement e, di conseguenza, creare un rapporto più stretto tra dipendenti e organizzazione.

Oltre alla dimensione lavorativa, nominare dei mentor è funzionale alla creazione e al rafforzamento delle relazioni umane. Rapporti indispensabili per alimentare lo spirito di gruppo, il lavoro in team e l’attaccamento all’azienda.

D’altra parte, anche per il mentor è gratificato dal suo ruolo, poiché si trova a gestire nuove risorse e migliorare la propria posizione all’interno della struttura lavorativa.

Quali step prevede un percorso di mentoring? 

Il mentoring può essere definito come un programma articolato in cinque fasi:

  1. Impostazione delle tempistiche;
  2. definizione degli obiettivi;
  3. impostazione delle modalità di dialogo;
  4. gestione degli output;
  5. scelta e preparazione degli strumenti di lavoro.

Quando si avvia un percorso di mentoring uno dei passaggi principali sta nella definizione del timing. Ossia, nella prima fase, bisogna stabilire quanto tempo dedicare agli incontri e con che tempistiche organizzarli. Gli incontri prevedono la presenza di mentor e mentee, che hanno l’impegno di rispettare ogni incontro.

Il secondo passo consiste nello stabilire obiettivi a breve e a lungo termine. Ed è qui che si vede la differenza tra mentor e business coach. Nel mentoring, il mentor condivide il proprio percorso e i propri traguardi, mentre il coach concepisce il percorso in maniera fortemente personalizzata.

Durante il percorso di mentoring vanno fissate le modalità del dialogo, ossia tra le figure coinvolte bisogna che si instauri una relazione di fiducia e rispetto reciproco. Questo può accadere solo se nell’incontro tra mentor e mentee c’è chiarezza.

I risultati possono essere discussi insieme e appuntati di volta in volta. Gli strumenti di lavoro nel percorso di mentoring possono essere digitali (file di testo, immagini o presentazioni) o analogici (il classico block notes e la penna).

Come portarlo nella tua azienda 

Nel mondo del business è molto complesso gestire tutto da soli. Al traguardo si arriva esclusivamente dopo un percorso serio e una profonda crescita, che riguarda le competenze e le skill individuali.

Tuttavia ogni impresa è la somma di molti fattori, ma più di ogni altra cosa, sono il management e i dipendenti a fare la differenza. Avviare dei percorsi di mentoring interni può aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi di business perché serve per creare una continuità tra questi due soggetti.

Se fino a qualche tempo fa il mentoring era un percorso che nasceva in modo quasi spontaneo, oggi le cose sono cambiate e solo un imprenditore lungimirante può rendersi conto di quante opportunità possa offrire questa scelta. Ma è essenziale rivolgersi alle persone giuste per creare dei percorsi di mentoring mirati alla crescita del tuo business

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Mirko Cuneo

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