Ecommerce a chilometro zero; il nuovo commercio ai tempi del coronavirus

di Mirko Cuneo

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Lo shopping online e il settore dell’e-commerce stanno vivendo un momento di forte crescita, con picchi mai raggiunti fino ad ora.

Nel 2020 due milioni di consumatori si sono registrati sulle piattaforme online per fare acquisti. Si tratta di persone che non avevano mai comprato nulla in rete prima di questo momento.

Nello stesso periodo dell’anno scorso, i nuovi utenti ammontavano a 700 mila.

Attualmente, il totale degli italiani che effettua shopping online arriva a sfiorare i 30 milioni. A cosa è dovuta questa crescita vertiginosa?

Conosciamo fin troppo bene la risposta: il Coronavirus.

Il lockdown ha bloccato in casa milioni di persone. Con la chiusura dei negozi fisici, non ci sono state alternative.

Detto ciò, l’aumento degli acquisti online non è imputabile esclusivamente alla pandemia, bensì ai ritardi di Amazon.

Perché? In fase di quarantena, le consegne hanno subito forti ritardi (fino a 2, 3 settimane) soprattutto sull’e-commerce più famoso del mondo.

Gli utenti, abituati a ricevere la merce ordinata in tempi brevissimi grazie al servizio Prime, hanno cominciato a guardarsi attorno, provando siti e-commerce nuovi e differenti.

Il boom degli “e-commerce di quartiere a chilometro zero“, riguarda soprattutto le aziende locali, come piccoli negozi, bar, ristoranti e gelaterie per i clienti affezionati.

Questo tipo di commercio si è diffuso tramite Whatsapp, con consegne personalizzate e attenzione particolare nei confronti della clientela.

Si tratta di una scelta di emergenza, messa in atto per non stoppare la produttività e continuare a pagare i dipendenti.

Non stiamo quindi parlando di un nuovo modello di business. Tuttavia, questa situazione aumenterà sicuramente la disponibilità di molti commercianti a considerare una digital transformation.

In risposta, i clienti acquisiranno maggiore confidenza con lo shopping online.

La crescita a chilometro zero potrebbe aprire nuove opportunità di lavoro alle botteghe di artigiani, già messe a dura prova anche prima dell’emergenza.

La qualità tornerà a vincere sulla quantità? Non ci resta che attendere.

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Mirko Cuneo

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