Cos’è il Growth Hacking e le strategie per aumentare notevolmente il tuo business

Scopri come funziona il Growth Hacking e da dove iniziare per applicarlo subito alla tua attività

Il Growth Hacking è un termine affascinante a cui ognuno di noi attribuisce una diversa definizione.

C’è chi lo considera un modo nuovo e curioso di chiamare il marketing e chi invece lo associa alle innovative tecnologie attraverso le quali si pratica.

Ognuno ha una propria opinione sull’argomento, ma esiste ancora molta confusione.

Quello del Growth Hacking è un fenomeno nuovo, che può fornire un notevole vantaggio competitivo a chi decide di metterlo in atto.

Il tuo unico scopo è quello di porre in campo un processo di crescita?

Sei nel posto giusto!

Che si tratti di mantenere clienti già esistenti o attrarne di nuovi il tuo unico obiettivo deve essere la crescita.

Scopriamo subito come è nato il Growth Hacking e come si mette in campo.

Cos’è il Growth Hacking?

Il Growth Hacking è quindi il processo da avviare e sviluppare per far crescere il proprio business.

Chi si occupa di questa disciplina deve provare continuamente nuove tecniche per potersi assicurare una crescita veloce nei momenti in cui lo ritiene strettamente indispensabile.

La parte che interessa la disciplina del Growth Hacking è proprio quella del processo.

I risultati si ottengono solo mediante un procedimento capillare e strutturato.

Il Growth Hacking è fatto di sperimentazioni e tentativi per scoprire qual è la strada più giusta da percorrere per consentire l’aumento dei clienti e delle vendite. Per questo si parla di processo: è un percorso che si va a costruire passo dopo passo avendo ben chiaro l’obiettivo che si vuole raggiungere.

Ma quali parti del processo vanno prese in considerazione?

Semplicemente tutte.

La fase di acquisto da parte dei clienti arriva alla fine del processo ed è proprio il percorso nella sua totalità ciò su cui ci si deve focalizzare.

Per ogni segmento delle strategia che viene applicata è necessario monitorare i risultati. Questo permette di migliorare le proprie performance in corso d’opera e avere la situazione sempre sotto controllo.

Partendo dalle strategie di marketing si passa al momento della vendita vera e propria.

Ogni micro risultato è importante per calibrare l’efficacia delle proprie azioni e per capire quali sono le più performanti.

Dai risultati e dai dati raccolti si può imparare come impostare le azioni di crescita successive.

Esistono tantissimi fattori che possono incidere sulla crescita.

Affinché il Growth Hacking sia efficace, non dobbiamo focalizzarci su un’unica strategia ma creare una tela di svariate opportunità aventi tutte come obiettivo ultimo quello di far crescere il proprio business.

I social media ne sono l’esempio perfetto perché crescono velocemente e in modo esponenziale.

 

growth hacking

Com’è nato il termine Growth Hacking?

Lo sviluppo di questo concetto risale al 2010.

Per spiegarlo, però, dobbiamo partire dal concetto di marketing tradizionale.

Un marketer tradizionale possiede un ampio focus e, nonostante le diverse competenze di cui può essere in possesso, questo spesso non basta per gestire in modo performante una start-up.

Facciamo riferimento a questa tipologia di impresa perché l’unica cosa che interessa una start-up nella sua prima fase di vita è la crescita.

Una crescita molto veloce.

Ma attenzione: la crescita è linfa vitale per tutte le imprese che vogliono continuare a rimanere competitive all’interno del mercato.

Durante la prima fase di vita, una start-up non ha bisogno di qualcuno che costruisca e gestisca un team di marketing, di venditori esterni, un marketing plan. Insomma, non ne ha bisogno tanto quanto un’azienda più grande e strutturata.

A questo punto entra in campo il cosiddetto Growth Hacking.

La storia del Growth Hacking

Qui però dobbiamo fare un altro passo indietro, perché prima del processo è stato coniato il termine che identifica il soggetto che lo pone in essere.

Cosa significa?

Che prima del Growth Hacking è nato il Growth Hacker.

Il Growth Hacker non nasce come figura sostitutiva dell’esperto di marketing tradizionale, ma contribuisce allo sviluppo aziendale soprattutto nella prima fase in cui il pensiero primario è sempre e solo la crescita.

A questo punto dovrebbe già esserti chiaro un concetto.

Il Growth Hacking non definisce un’unica tecnica in sé e per sé, ma rappresenta un insieme di strategie, un processo di sperimentazione che coinvolge diversi canali di marketing, utilizzato soprattutto dalle start-up.

In apparenza può assomigliare al classico marketing, ed è questo il motivo per cui spesso viene confuso, ma in realtà si differenzia notevolmente per quanto riguarda l’approccio.

Il Growth Hacking è una forma mentis volta alla crescita, un Growth Mindset. È la creazione di sistemi e processi che, attraverso una nuova mentalità, hanno tutti un solo obiettivo.

La crescita.

Il fatto di aver introdotto un metodo completamente innovativo di ripensare le strategie di marketing e un nuovo focus basato esclusivamente sulla crescita, ha dato forma nel tempo ad una serie di metodi e strumenti che, nel marketing tradizionale, non esistevano.

Per questo, nel tempo, il divario tra il marketing tradizionale ed il Growth Hacking è diventato sempre più grande.

Chi ha inventato il Growth Hacking

growth hacking - sean ellis
Una foto del famoso Growth Hacker Sean Ellis

Sean Ellis è il padre del Growth hacking, se così lo vogliamo definire.

È lui la figura a cui dobbiamo attribuire il merito di aver ridisegnato completamente il modo che abbiamo al giorno d’oggi di fare marketing.

La crescita di alcune start-up della Silicon Valley è dovuta proprio al lavoro di Ellis.

Dopo aver coniato il concetto di Growth Hacking, lo ha applicato a diverse grandi aziende che tutti conosciamo e che fanno parte della nostra quotidianità, tra queste possiamo citare Dropbox ed Eventbrite.

Ellis è conosciuto anche per aver fondato Qualaroo, un sistema che consente di ottenere feedback in tempo reale dai clienti e che rappresenta una fonte inesauribile di dati per le aziende, le quali possono quindi capire quali sono i bisogni della clientela, cosa stanno cercando e cosa li spinge ad agire in un determinato modo.

Uno dei capolavori di Ellis è stato il libro Hacking Growth di cui è coautore e che ha raggiunto la fama mondiale.

Tra le altre caratteristiche di Sean Ellis, ricordiamo la community GrowthHackers di cui è fondatore e che riunisce al suo interno i professionisti di Growth Hacking.

Il Growth Hacking è un processo

Abbiamo già detto che il Growth Hacking non è un risultato, ma un processo.

Questo processo deve passare attraverso una serie di esperimenti che consentono di capire quali sono le giuste strategie da applicare.

Ogni esperimento, tuttavia, deve possedere dei requisiti imprescindibili, deve essere:

growth hacking - processo

Misurabile

La prima caratteristica degli esperimenti è che devono essere misurabili. Per poter essere misurabile, l’esperimento deve quindi avere una metrica precisa.

Cosa significa?

Per effettuare delle misure quantitative vanno stabilite delle metriche specifiche da usare proprio per la misurazione. Sperimentare è un lungo processo di individuazione delle suddette metriche.

Ripetibile

Un esperimento deve essere anche ripetibile, ossia deve essere possibile replicare le prove per più volte.

A cosa serve?

Se non fosse possibile replicare un dato processo si arriverebbe ad un risultato un’unica volta, invece è necessario poterlo applicare più e più volte per poter raggiungere un maggior numero di risultati positivi.

Scalabile

L’ultimo requisito che deve avere l’esperimento e, in questo caso il processo, è quello di essere scalabile.

Per poter consentire una veloce crescita il Growth Hacking deve poter aumentare o diminuire sulla base della scala che si prende in considerazione.

Quale può essere un business scalabile?

Un buon esempio può essere la produzione di un libro. Si spendono energie per scriverlo un’unica volta ma i risultati continueranno ad arrivare nel tempo, senza che sia più necessario un ulteriore sforzo.

Lo stesso principio si applica al processo di Growth Hacking.

Perché è così importante il Growth Hacking?

Ora che abbiamo spiegato di cosa si tratta e di come funziona, ti sarà sicuramente sorta una domanda lecita.

Come mai è così basilare seguire questo procedimento?

Partendo dal presupposto che la Digital Transformation rappresenta il futuro, e lo stesso presente, delle grandi aziende e delle piccole e medie imprese, il Growth Hacking è il futuro del marketing e delle aziende digitali.

Questo processo, in tutte le sue fasi, è utile alla sperimentazione di diverse soluzioni per riuscire a capire con quale metodo si ottiene il più alto ritorno sugli investimenti (ROI).

Per ottenere una crescita ottimale, vanno perfezionate tutte le fasi del funnel che costituisce il processo di Growth Hacking, ossia il percorso formato dai vari step attraverso i quali l’utente deve passare per arrivare all’obiettivo finale.

È un lavoro di sperimentazione e analisi.

Ogni parte del processo va messa in atto, monitorata, analizzata, implementata e modificata qualora non funzionasse nel modo corretto rispetto a quelli che sono gli obiettivi che ci siamo prefissati.

È da tenere a mente il fatto che il Growth Hacking non si applica solamente alle start-up, ma può essere sfruttato per qualsiasi tipo di società.

Giustamente abbiamo sottolineato il fatto che viene applicato spesso a questa tipologia di business, ma non dobbiamo dimenticare anche che qualsiasi realtà aziendale si prefigge come scopo quello della crescita.

Questo processo è pensato in particolar modo per funzionare nel momento in cui si hanno poche risorse, quindi immagina la sua enorme potenzialità in società che hanno più risorse e disponibilità economiche da poter sfruttare.

Il Growth Hacking infatti è un processo che prevede una diversa disposizione del budget, dunque si possono raggiungere ottimi risultati mantenendo i costi bassi.

Casi studio di Growth Hacking

Come accennato prima, Sean Ellis è stato una figura basilare per tantissimi colossi imprenditoriali.

Per questo possiamo prenderli come esempi per spiegare le enormi potenzialità del Growth Hacking.

Instagram

growth hacking - instagram

Non possiamo non partire citando uno dei social media più amati ed utilizzati.

Instagram, all’inizio della sua storia, ha avuto dei seri problemi a costruire il proprio pubblico partendo da zero.

Inizialmente, per risolvere il problema, l’azienda si è basata su una strategia di cross-posting, ossia utilizzava lo stesso contenuto non solo sulla piattaforma di Instagram ma anche su altre piattaforme che avevano già una consistente base di utenti come, per esempio, Facebook.

Dropbox

growth hacking - dropbox

Per quanto riguarda un altro noto caso di perfetta applicazione di Growth Hacking, dobbiamo citare Dropbox.

La piattaforma è passata dall’essere utilizzata da 100.000 persone a raggiungere milioni di utenti. Una crescita così esponenziale e veloce sarebbe stata impossibile da raggiungere con il marketing tradizionale.

La strategia che ha utilizzato Ellis per Dropbox è stata quella di incoraggiare gli utenti ad invitare amici ad utilizzare la piattaforma.

Oggi questa pratica è consolidata, ma all’epoca non era un ragionamento così scontato.

Da questo caso abbiamo infatti visto la nascita del referral marketing.

Hotmail

growth hacking - hotmail

Tra i colossi citiamo anche il caso di Hotmail.

Sai com’è nata Hotmail?

Due amici volevano comunicare ma non avevano più intenzione di utilizzare la posta aziendale ed hanno quindi deciso di creare una posta elettronica personale.

A cosa deve la sua rapida ascesa?

All’interno delle email ha inserito la dicitura con la propria firma, così questa sarebbe apparsa nei messaggi di tutti gli utilizzatori e avrebbe portato con sé il nome dell’azienda per farla conoscere a tante altre persone.

Airbnb

growth hacking - airbnb

L’ultimo grande caso di scalpore è stato quello di Airbnb, il celebre sito di prenotazione Bed&Breakfast.

All’inizio della sua carriera Airbnb vedeva come principale competitor Craiglist, che era la più grande piattaforma di annunci prima dell’avvento dei social media.

Tuttavia quella enorme piattaforma aveva una falla, si poteva prenotare anche senza dover necessariamente passare attraverso di loro.

Airbnb ha sfruttato questo punto debole per reindirizzare il traffico degli utenti, interessati all’acquisto, sulla sua piattaforma affinché prenotassero lì.

Chi è il Growth Hacker?

Non esiste un’unica figura di Growth Hacker, in realtà esistono sono diverse definizioni che contraddistinguono il concetto di Growth Hacking.

Il primo è il Growth Hacker Geniale.

La definizione di hacker descrive individui più intelligenti, originali e creativi della media.

Sono coloro in grado di utilizzare qualsiasi cosa a loro disposizione per trovare una soluzione spesso sottovalutata da altri.

MacGyver sarebbe potuto essere un perfetto hacker!

La stessa descrizione può essere utilizzata per descrivere i Growth Hackers in quanto, anche loro, hanno bisogno di impegnarsi per il raggiungimento della crescita.

Il secondo è il Software Hacker.

In questo caso la parola Hacker viene spesso utilizzata per fare riferimento a ingegneri software.

Il Growth Hacker, invece, può anche non essere un programmatore, ma utilizzare lo stesso soluzioni digitali per raggiungere i propri obiettivi attraverso software, database, API e strumenti vari.

Ovviamente essere un programmatore può aiutare, ma non è un requisito indispensabile.

Una delle skill che viene richiesta al Growth Hacker, tuttavia, è quella di essere in grado di coordinare team di programmatori.

growth hacking - il growth hacker
Le caratteristiche del Growth Hacker

L’ultimo è l’Hacker Criminale.

Nell’ambito criminale, la parola Hacker viene utilizzata per descrivere chi ottiene accessi non autorizzati ad alcuni sistemi.

Attenzione!

Il Growth Hacker non è assolutamente da confondere con questa figura perché non commette azioni illegali, si spinge semplicemente oltre i limiti per il raggiungimento della crescita.

A differenza di un normale hacker, cercherà di trarre vantaggio da diverse situazioni o strumenti digitali prima di chiunque altro: per esempio, quando una piattaforma social rilascia un API, cercherà di sfruttarla per guadagnare utenti prima che lo faccia qualcun altro.

Differenza tra Growth Hacking e Marketing Tradizionale

Innanzitutto, partiamo dal presupposto che il Growth Hacking è marketing, solo che rappresenta una sua evoluzione. In un certo senso potremmo considerare le strategie di Growth Hacking come il marketing del futuro e sempre più del presente. In realtà il Growth Hacking è sempre esistito, perché è vero che Sean Ellis ne ha dato una definizione puntuale, ma queste metodologie di approccio alla crescita sono sempre esistite ma non avevano un nome ad hoc.

Nel marketing tradizionale, gli esperti si occupano soprattutto di concentrare l’attenzione sul branding del prodotto o dell’azienda e sull’acquisizione di nuovi clienti. I classici marketers organizzano e gestiscono piani di marketing, budget, campagne pubblicitarie attraverso i vari canali sia on-line che off-line. I marketers tradizionali sono qualificati soprattutto per i prodotti tradizionali ma sappiamo bene che con la rivoluzione di Internet è cambiata la concezione stessa di prodotto e di comunicazione.

Il Growth Hacker sfrutta proprio gli strumenti tecnologici per entrare all’interno dell’infrastruttura digitale dove intercetta i flussi degli utenti che navigano sul web. Il Growth Hacker trova i propri clienti e ne studia i comportamenti on-line per cercare di prevederne i movimenti e sapere in che direzione muoversi per trovare opportunità di crescita. È solitamente abituato a lavorare con budget molto ridotti, a volte inesistenti, per questo deve ingegnarsi nei modi più disparati per far crescere la propria attività senza fare affidamento a particolari possibilità di investimento monetario. Qui entra in campo il Growth Hacking, con le sue tecniche variegate da applicare e plasmare per raggiungere l’obiettivo desiderato. Ogni strategia ha il fine di far crescere l’attività aziendale e siccome ogni azienda si differenzia dalle altre, ognuno può e deve delineare su misura per sé il migliore processo strategico.

Questa evoluzione, che si inserisce nel più ampio discorso sulla Digital Transformation, viaggia di pari passo agli sviluppi tecnologici e digitali. Internet rappresenta l’attuale mappa virtuale del mondo, attraverso cui le persone navigano, conoscono, esplorano, comunicano, si informano, formano e orientano le proprie idee, opinioni e preferenze. Il Growth Hacker cerca i metodi più efficaci ed efficienti per addentrarsi in queste strade virtuali e andare ad intercettare quelli che sono i bisogni o i potenziali desideri degli utenti. Il suo fine non è solo l’acquisizione dei clienti ma si concentra sul famoso imbuto della conversione che passa attraverso 5 fasi distinte: Acquisition, Activation, Retention, Revenue, Referral.


growth hacking

Il Funnel dei Pirati (A.A.R.R.R)

I professionisti del Growth Hacking utilizzano uno schema concettuale, conosciuto anche come Funnel dei Pirati, per progettare al meglio il loro piano operativo di crescita. Questo framework è suddiviso in 5 fasi principali ognuna delle quali si contraddistingue per una serie di metriche utili al monitoraggio dell’andamento del progetto.

Il Growth Hacking è un tipo di digital marketing basato principalmente sull’analisi dei dati e sui risultati degli esperimenti.

Affinché il Funnel funzioni al meglio dovrebbe essere ottimizzato in tutte le sue 5 fasi, che vediamo più approfonditamente qui di seguito.

La prima fase: Acquisition

Durante l’Acquisition, prima fase del Funnel dei Pirati, si instaura il primo contatto con gli utenti. Ovvero, rappresenta quel momento in cui le persone approdano sul tuo sito web, o landing page e si interessano al tuo prodotto o servizio. Ci sono vari modi per riuscire a portare i visitatori proprio sulla tua pagina:

  • SEO
  • SEM
  • Social advertising
  • DEM
  • Applicazioni mobile
  • Passaparola

Ognuna di queste tipologie di crescita funziona ma bisogna saper scegliere quella più adatta al proprio business.

La seconda fase: Activation

La fase di Activation inizia proprio nel momento in cui i visitatori hanno fatto un passo verso di te o il tuo prodotto e sono diventati tuoi utenti. Adesso non lasciarli scappare! Invogliali, per esempio, a compilare un form lasciandovi nome, cognome e email per essere ricontattati o per ricevere ulteriori informazioni. Per aumentare le vostre conversioni dovete riuscire a convincere gli utenti a lasciarvi i loro dati. Una modalità potrebbe essere la semplificazione del form di contatto. Se il processo di registrazione al sito o alla newsletter risulta eccessivamente macchinoso saranno molto più propensi a lasciare la pagina senza completare alcuna azione.

È inutile portare molti utenti sul vostro sito se poi questi lo abbandonano senza aver compiuto alcuna azione utile.

La terza fase: Retention

Nel momento in cui un visitatore è diventato un tuo utente e magari anche un tuo cliente, entra in giorno la Retention. In questa terza ed importante fase del Funnel del Growth Hacking, il tuo impegno diventa puntare al ritorno dei tuoi utenti sul tuo sito o sull’app. Insomma, è così difficile acquisire clienti che nel momento in cui ci si riesce vi consiglio di non rendere vani i vostri sforzi. È indispensabile attirare sempre clienti nuovi ma lo è altrettanto riuscire a mantenere quelli già acquisiti, solo in questo modo si può aspirare ad una effettiva crescita aziendale.

La fidelizzazione dei clienti già esistenti è la strada più breve e veloce verso il successo.

I clienti che hanno già acconsentito ad acquistare il tuo prodotto saranno, probabilmente, più propensi a ripetere l’azione.

La quanta fase: Revenue

Nella fase di Revenue lo scopo principale è quello di generare profitto da tutto il lavoro fatto. Insomma, per ogni business l’obiettivo finale è necessariamente la generazione di utili, quindi uno degli scopi di questo processo di marketing è portare i clienti verso un upgrade. Una variabile importante da tenere in considerazione è che i clienti hanno differenti disponibilità economiche. Quindi, per non rischiare di perderli è necessario proporre loro delle offerte adeguate alle loro esigenze e alle loro risorse.

Per incrementare ulteriormente i ricavi, sarà possibile attuare un piano che preveda funzionalità di vendita avanzate come up-selling, cross-selling e subscription.

La quinta fase: Referral

Siamo giunti all’ultima fase ma non per questo la meno importante, il Referral. In realtà un’attività potrebbe anche basarsi sulle prime quattro fasi del Funnel del Growth Hacking, ma se il desiderio è la crescita esponenziale dovete puntare ad essere virali. A discapito di tutte le più innovative strategie di marketing, il canale che rimane sempre il più efficiente è il caro e vecchio “passaparola”. Possono cambiare gli strumenti, le modalità, le tempistiche e i luoghi in cui avviene, ma se un prodotto o un servizio ti viene consigliato da un amico, un parente o anche solo qualcuno che l’ha provato prima di te, la tua propensione all’acquisto di quel prodotto aumenta notevolmente.

Nell’era del digitale i meccanismi più popolari per implementare le tattiche di Referral sono:

  • Invita un amico
  • Codici promozionali
  • Link di affiliazione

Non c’è una metodologia che funziona in assoluto meglio delle altre, ma per ogni caso specifico potrebbe essere maggiormente adeguato un metodo diverso. Potete anche provarne più di uno e vedere quello che fa al caso vostro.


Il futuro delle realtà aziendali digitali

Partendo dal presupposto che la Digital Transformation è il futuro e il presente delle grandi aziende e delle PMI, il Growth Hacking rappresenta il futuro del marketing delle aziende digitali. Questo processo, in tutte le sue fasi, è utile alla sperimentazione di diverse soluzioni per riuscire a capire con quale metodo si ottiene il più alto ritorno sugli investimenti (ROI). Per una crescita ottimale ed esponenziale della propria attività è opportuno ottimizzare ognuna delle cinque fasi del funnel dei pirati, perciò quello del Growth Hacker è un lavoro di sperimentazione e analisi. Ogni parte del processo va messa in atto, monitorata, analizzata, implementata e modificata qualora non funzionasse nella maniera corretta secondo quelli che sono gli obiettivi.

Bisogna applicare questo concetto a qualsiasi tipo di società, non solo alle start-up.

Il Growth Hacking viene utilizzato prevalentemente dalle start-up, ma se il fine principale è la crescita, può e deve essere usato anche dalle grandi realtà aziendali. Questo processo è pensato per funzionare quando ci sono poche risorse, quindi immagina la sua enorme potenzialità in società che hanno più risorse e disponibilità economica a disposizione.

Il Growth Hacking non è un processo a costo zero, ha dei costi ridotti e diversamente allocati.


Cosa possiamo fare in concreto per la nostra attività

Focus sul prodotto

Partiamo dal presupposto che la base di partenza per applicare con successo una strategia di Growth Hacking è avere un prodotto o un servizio di qualità. Anche se sembra una banalità non è un obiettivo per niente semplice da perseguire. Infatti, bisogna cercare di offrire ai consumatori un prodotto che per loro sia utile o desiderabile o in qualche modo vantaggioso. Proviamo a pensare a Coca Cola: produsse diverse bevande ma nessuna di queste ebbe la sensazionale fama della bevanda dal gusto unico al mondo. Fare lo stesso salto che Coca Cola fece in passato, soprattutto attraverso la pubblicità, oggi è molto difficile a causa della velocità con cui escono nuovi prodotti.

Se non si ha un buon prodotto, il mondo lo saprà prima di potersene accorgere.

Un prodotto o un servizio che non rispetta le aspettative degli utenti non solo non viene acquistato ma rischia di creare un passaparola negativo. Un esempio da tenere ben presente è ciò che accadde a United Airlines quando i suoi clienti scoprirono che gli addetti trattavano con modo inadeguato i bagagli dei passeggeri. L’azienda ammise l’errore ma si rifiutò di rimborsare i clienti che avevano subito danni. Questo portò alla creazione di canzoncine e video che si prendevano gioco dello scarso servizio della compagnia aerea Americana. Il risultato? Dopo 15 milioni di visualizzazioni l’accaduto ebbe una notevole influenza di cattiva pubblicità sull’azienda.

Se offriamo un prodotto poco valido potrebbe scomparire in un tempo minore rispetto a quello che ci è servito per crearlo.

Come capire quindi se il nostro prodotto funziona davvero e piace? Basta chiedere.
La raccolta di feedback è uno dei momenti più importanti durante il lancio di un prodotto, col fine di modificarlo in base a ciò che ai nostri possibili futuri clienti chiedono realmente.

Un altro esempio è quello di Instagram: questa piattaforma social ha avuto una crescita incredibile. Nonostante in passato fosse nata con tutt’altra funzionalità, col tempo i creatori si resero conto che gli utenti la utilizzavano soprattutto per le immagini. Così, il prodotto/servizio è stato plasmato anche in base a quelle che erano le preferenze degli utenti.

Identifica un target

Per la promozione di qualsiasi prodotto è opportuno identificare un segmento di pubblico a cui il nostro prodotto potrebbe interessare. Questo è utile soprattutto per quanto riguarda i prodotti innovativi che, affinché possano arrivare e attecchire nel mercato di riferimento, è necessario che passino attraverso i così detti innovatori. Ovvero gruppi di persone inclini a provare un prodotto nuovo e non ancora diffuso in modo da poter dare un loro contributo personale.

Per identificare il target di riferimento è necessario chiedersi a chi può essere dedicato un dato prodotto o servizio. Essere precisi e descrivere un potenziale cliente reale al meglio aiuterà la costruzione del pubblico, di conseguenza, almeno in un primo momento, il prodotto verrà modificato e plasmato proprio in base a quelle che vengono identificate come le necessità di quel dato target.

Rivolgersi ad uno specifico segmento di utenti risulta proficuo anche per capire gli strumenti e le modalità più idonee di comunicazione. Inoltre, sapere a chi ci si rivolge aiuta anche a formulare il contenuto del messaggio che deve essere veicolato e a trovare il modo migliore per esprimersi.


Continua a migliorarti

Perché aziende come Facebook o Apple ancora oggi passano ore a discutere di font, colori, e dimensioni dei bottoni? Perché la crescita va alimentata.

Non smettere mai di imparare, perché la vita non smetterà mai di insegnarti.

Facendo Growth Hacking non puoi mai pensare “ora ho finito”, perchè ciò che arriva dopo la crescita è ugualmente importante se si vuole avere un business sostenibile. Facebook ci ha messo 8 anni a raggiungere una valutazione attorno ai 50 miliardi di dollari, una crescita senza precedenti. Uber fece la stessa cosa mettendoci 5 anni. Non cercare scuse al di fuori di te se il tuo business non riesce a decollare, insinuando che le strategie utilizzate non funzionano più, sono difficili da applicare al proprio settore e via dicendo. Ci vuole impegno e duro lavoro, ma se sarai perseverante, con il Growth Hacking riuscirai a trovare la soluzione giusta per raggiungere i tuoi obiettivi.

Il Growth Hacking non è una strategia già designata, è un mindset.

 

growth hacking


Consigli utili per attuare le strategie di Growth Hacking

Non esiste una formula magica che il Growth Hacker può applicare avendo la sicurezza che otterrà i risultati desiderati. Anzi, il Growth Hacking è un processo in divenire, fatto di esperimenti, tentativi, analisi e continue modifiche. Certo è necessaria una base teorica per essere perfettamente a conoscenza della materia, ma poi è indispensabile mettere subito in pratica le nozioni acquisite. Infatti, per ogni attività, prodotto, servizio o azienda è possibile applicare diverse strategie relativamente alla propria condizione di partenza e agli obiettivi finali.

Vorrei, però, fornirvi delle linee guida che potrebbero esservi utili per risparmiare un po’ di tempo e per non incappare in alcuni errori con cui mi sono scontrato io stesso le prime volte. Ma, come si dice, sbagliando si impara!

Quindi, per ogni vostra strategia di Growth Hacking, ricordatevi i seguenti punti.

Abbiate consapevolezza

È importante avviare una strategia partendo dall’analisi vostra, del mercato di riferimento e dei vostri competitor. Sapere le caratteristiche della vostra azienda e del vostro prodotto è utile per identificare punti di forza e debolezze. Invece, sapere con chi vi troverete a confrontarvi sul mercato vi permette di studiare anche i prodotti altrui con i rispettivi lati positivi e negativi. Non potete pensare di lanciarvi nell’arena senza avere le adeguate conoscenze di ciò che vi attende.

Definite un budget

Come detto prima, il Growth Hacking non è a costo zero. È impensabile di intraprendere una tale attività senza gli investimenti necessari. Quindi, allocate un budget idoneo ad ogni fase e pianificate prima le vostre spese. Senza delle risorse economiche, purtroppo, non si può fare nulla.

Fissate degli obiettivi

È importante fissare degli obiettivi a breve termine per ogni fase del processo di Growth Hacking. Questo vi permetterà di tenere sotto controllo come stanno andando le cose e se ci sono dei miglioramenti da apportare. Inoltre, avendo piccoli obiettivi da raggiungere vi sarà possibile aggiustare le cose strada facendo senza che vi rendiate conto solo alla fine che dovete rifare tutto il lavoro per intero. Allo stesso tempo, però, non aspettatevi dei risultati eclatanti immediati. Per il vostro macro-obiettivo finale dovrete prevedere delle tempistiche più lunghe fissate su obiettivi a medio-lungo termine. Il raggiungimento del vostro scopo passa attraverso tutte le fasi precedenti e per questo è importante che siano ben impostate e migliorate.

Tenete traccia di tutto

Nel Growth Hacking nulla succede per caso. Il tutto è frutto di attente analisi, riflessioni, implementazioni e sperimentazioni. È importante tenere traccia di tutto ciò che fate sia per rendervi conto di ciò che non ha funzionato e per sapere esattamente cosa è andato bene ed è assolutamente da ripetere. Esistono anche molti tool che vi possono aiutare nell’analisi e nell’archiviazione di metriche, analytics, numeri, dati.

Concentratevi su una metrica per volta

Le cose da fare sono sempre tante, ma sceglietene una e partite da quella. Soprattutto per quanto riguarda le metriche. Concentratevi su una metrica per volta così saprete sempre cosa state facendo e riuscirete a tenere sotto controllo la situazione. Man mano che procedere con un’attività le cose si complicano e si sommano, quindi partite dalla semplicità e aggiungete le cose una alla volta. Lavorare su una metrica per volta vi permetterà di capire come funzionano le vostre metodologie di Growth Hacking e cosa deve essere modificato. I risultati che ne riceverete saranno chiari e saprete esattamente a cosa di riferiscono.


In Conclusione

La conclusione è che non ci sono conclusioni. Il Growth Hacking si basa su modelli, framework e metodologie, ma nella pratica è fatto di tentativi, sperimentazioni e adattamenti. È un processo che potenzialmente non si esaurisce mai perché c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire o qualche altra strada da provare.

Il personaggio del Growth Hacker per certi versi è un artista in quanto riesce a concepire nuovi modi di agire e risolvere i problemi. Dall’altra parte è anche un tecnico e un matematico che definisce e sperimenta strategie ad hoc per determinate attività. È una figura ibrida che vanta una molteplicità di competenze, dalla mentalità creativa alla capacità di programmazione.

Voglio concludere dicendovi di mettervi in gioco e di provare.

La crescita è possibile e il momento migliore per affrontare le vostre sfide è adesso!


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